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Leonardo rimbalza, ma in borsa ci si interroga sulla missione di Profumo

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Leonardo rimbalza in borsa tornando sui 13,10 euro per azione, ma la domanda che continua a circolare con insistenza in borsa è: cosa farà Alessandro Profumo, ex banchiere ai vertici di Unicredit e Mps (che proprio oggi la Procura di Lagonegro ha rinviato a giudizio per l’ipotesi di reato di usura bancaria in qualità di allora presidente dell’istituto senese) , ora che è stato nominato quale nuovo amministratore delegato del principale gruppo aerospaziale e della difesa italiano, su pressione dell’ex premier Matteo Renzi?

La risposta la conosce solo Profumo e ci vorrà qualche mese perché si possa iniziare ad azzardare qualcosa di più di un’ipotesi, ma visto il profilo del nuovo capo-azienda è difficile non pensare che la discontinuità creata rispetto al precedente numero uno, Mauro Moretti, non rallenti il processo di crescita, dal momento che Profumo quanto meno “avrà bisogno di tempo per integrare la sua posizione nella nuova struttura” come scrivono gli analisti di Banca Imi, che ieri hanno tagliato da “buy” (acquistare) a “hold” (mantenere in portafoglio) il giudizio sul titolo, riducendo anche il prezzo obiettivo da 15 a 14,5 euro per azione.

Più cauto il giudizio di Banca Akros, secondo cui in realtà la nomina di Profumo, essendo già circolata nei giorni che hanno preceduto l’annuncio ufficiale, non è stata una vera sorpresa e visto il rispetto che il mercato ha dimostrato di avere per Morelli si attendono che “il nuovo Ceo gestirà la società in modo coerente con quanto già fatto, senza una grande discontinuità” col suo predecessore. Fin qui la cautela usuale degli analisti, ma nelle chiacchiere “da bar” tra operatori emerge un timore molto più concreto: che Renzi abbia scelto di affidare il timone di Leonardo a un banchiere in vista di una duplice funzione.

Profumo dovrà certamente provare a recuperare quante più commesse perse in giro per il mondo, irrobustendo un portafoglio ordini che al momento garantisce lavori per un paio d’anni. In parallelo però l’esperienza di Profumo potrebbe/dovrebbe servire a gestire al meglio future operazioni di finanza straordinaria, in sostanza fusioni e acquisizioni. Ma qui potrebbe esserci un problema: il settore della difesa in cui opera Leonardo si muove sostanzialmente, e sempre più appare destinato a muoversi, attraverso accordi tra governo e governo, più che tra azienda e azienda.

Occorrerà dunque che il più volte vagheggiato “sistema Italia inizi a girare al meglio, con una forte sponda in seno al governo per garantire accordi che prevedano la partecipazione a futuri progetti paneuropei, scambi di partecipazioni, partecipazioni (ed auspicabilmente vittorie) a nuove gare per commesse militari a partire da quella per il T-X, ossia il nuovo aereo d’addestramento avanzato dell’Us Air Force dove Leonardo a inizio anno si è ritrovata a dover correre da sola complice la decisione di ritirarsi di Raytheon (il partner americano che avrebbe dovuto sviluppare il T-100, versione statunitense dell’M-346 dell’ex Alenia Aermacchi).

Per centrare l’obiettivo potrebbe essere necessario integrare Leonardo sia nei programmi sia a livello di azionariato con gruppi europei come Airbus Group o BAE Systems, ma qui c’è un problema che rischia di diventare cronico per i gruppi italiani (chiedete a Fiat Chrysler Automobiles per conferma): le differenti dimensioni in gioco. Leonardo vale infatti 7,45 miliardi di euro di capitalizzazione ed anche ammettendo che alle quotazioni attuali, come sottolineano molti analisti, il gruppo italiano tratti “ingiustamente” a sconto rispetto ai competitor, difficilmente potrebbe spuntare in fase di una trattativa per scambiare partecipazioni incrociate una valutazione superiore agli 8,2-8,5 miliardi.

Airbus Group per contro di miliardi ne capitalizza poco meno di 54, BAE Systems vale circa 20,5 miliardi di sterline (circa 23,7 miliardi di euro) e questo significa che per ottenere un 1% di Airbus Group il gruppo italiano dovrebbe scambiare un 6,5% circa del proprio capitale, mentre per ottenere un 1% di BAE Systems dovrebbe dare in cambio un 2,5% circa. Detto in altri termini, se anche Profumo volesse provare la strada di un “matrimonio” con uno dei due big del settore europeo, optando per l’azienda franco-tedesca non potrebbe sperare di ottenere (conferendo il 100% di Leonardo, che però prima dovrebbe lanciare un’Opa totalitaria sul mercato) oltre il 15,5% di capitale, nel caso scegliesse il gruppo britannico non otterrebbe più del 40%.

Più che un’acquisizione sembrerebbe una vendita come quella che sembra tentato dal promuovere Sergio Marchionne, numero uno di Fiat Chrysler Automobiles, quando auspica l’avvio di trattative con Volkswagen (68,4 miliardi di capitalizzazione contro i 13 del gruppo italo-statunitense). Ma forse non ci sono realmente alternative per le nostre aziende industriali, nate italiane ma destinate a “morire” (o evolvere, se preferite) come aziende europee o comunque multinazionali.

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