ITALIA 40

L’indice FtseMib ha terminato la scorsa settimana in ribasso dello 0,7% a 18.683 punti grazie a un poderoso colpo di coda nel finale.

Un cocktail micidiale di incertezze interne (conflitto governo/UE sulla legge di bilancio) e globali (correzione di Wall Street) ha portato la borsa italiana a registrare cinque settimane negative di seguito scivolando sui minimi degli ultimi sei mesi.

La perdita da inizio anno è intorno al 15%, non lontana da quella del Dax di Francoforte (-14%).

Graficamente, il recente cedimento del supporto strategico a 20.000 punti ha peggiorato drasticamente il quadro di breve proiettando un target al ribasso intorno a 18.500 punti, raggiunto ieri/oggi.

Per vedere un primo segnale di riequilibrio occorrerà almeno tornare sopra la soglia dei 20.000 punti.

Scattati gli acquisti sulla debolezza in area 18.500 punti in vista di una reazione tecnica da ipervenduto. Primo obiettivo appena raggiunto con il completamento del pull-back del supporto precedente a 19.150 punti. Al di sopra di quest’area – resistenza di breve – il mercato potrebbe cercare i successivi riferimenti al rialzo posizionati a 19.531, target 2 annuale del Target Geometry e a 20.000, soglia strategica.

Allerta nell’eventualità di un ritorno al di sotto dei 18.800 punti perché aumenterebbe il rischio di estendere la discesa fino a 17.000 punti, target 5 annuale del Target Geometry.

US 500

L’indice S&P500, il più rappresentativo della Borsa americana, ha chiuso venerdì la quarta settimana negativa di seguito: su questi valori la perdita da inizio ottobre sfiora il -9%. Per trovare una flessione più ampia bisogna risalire al febbraio 2009.

Sta andando peggio al NASDAQ, la cui perdita mensile sfiora il -12%. La borsa americana ha azzerato i guadagni del 2018 se la performance viene espressa in Dollari Usa. Magra consolazione, resta positiva di circa 5 punti percentuali se viene espressa in Euro.

Comunque sia, si tratta di una notizia che non farà certo piacere al presidente Donald Trump che tra pochi giorni affronterà il delicato responso degli elettori nell’appuntamento di mid-term.

A scatenare le vendite sono ancora una volta i timori di rialzo del costo del denaro e le conseguenze della guerra commerciale che cominciano a fare capolino nelle trimestrali delle multinazionali.

Graficamente, il trend di lungo periodo dell’S&P500 è ancora robusto. La brusca correzione avviata a inizio ottobre ha però compromesso il primo supporto degno di nota posizionato sulla trendline crescente evidenziata in area 2.740 punti.

Un secondo livello di sostegno, più significativo, è collocato in area 2.600/2.500, minimo di febbraio e apertura annuale.

Operativamente, una chiusura di settimana sotto l’apertura annuale punti suggerisce di attendere successive estensioni verso area 2.600 punti per impostare acquisti.

Segnali di riequilibrio saranno visibili con il ritorno sopra 2.900 punti. A quel punto si potrà ripuntare alla violazione dei massimi storici.

Il rimbalzo di breve potrebbe infatti trovare resistenza già in area 2.700/2.720.

Cambio di scenario e rischio di inversione del trend rialzista in caso di discesa sotto 2.579 punti, livello short annuale del Target Geometry.

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