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Il voto di domenica vale molto di più dell’Eliseo: ci dirà se moriremo uomini liberi o servi democratici

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Devo fare i complimenti a Urbano Cairo. Non quelli tardivi per la conquista di RCS ma per aver assemblato, negli anni, un’emittente televisiva che ogni giorno di più assomiglia a una sezione di Rifondazione comunista. Dopo l’alzata d’ingegno di Corrado Formigli, il quale a “Piazza pulita” non ha voluto limitarsi a invitare il vignettista Vauro, esemplare di nulla elevato a corrente di pensiero dal travaso di bile ideologica in corso ma ha giocato l’asso, il colpo alla David Frost: ha invitato in studio il cittadino marocchino che ha battibeccato con Matteo Salvini nel corso del blitz delle forze dell’ordine alla Stazione Centrale di Milano. A far eccitare Formigli, penso quasi a livello fisico, è stata la frase, perentoria e fiera, con cui il simpatico disagiato ha concluso la diatriba sull’immigrazione con il segretario della Lega Nord: “Per i fascisti c’è un’unica soluzione.. Piazzale Loreto”.
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Cazzo che argomentazione! Un genio simile vuoi non invitarlo in diretta? Il problema, per Formigli, è che la realtà è testarda e la figura da mentecatto che il nostro ha saputo collezionare nei pochi minuti del suo intervento, spalleggiato dalle sinapsi di Vauro in libera uscita, ha tramutato quello che doveva essere un colpo di teatro in una sontuosa – ed ennesima – figura di merda per il nostro pasionario prestato per caso alla conduzione televisiva. Il quale, dopo aver dovuto lanciare la pubblicità per sedare il poveraccio in stato di agitazione antifascista, lo ha congedato anzitempo dal dibattito. Voglio consigliare a Corrado Formigli, per il futuro, un casting nei bar dei paesini vicini a Dongo: lì di ubriaconi che millantano di aver fucilato il Duce ne trovi quanti ne vuoi e vengono via con un bianchino. Magari, almeno, riesci a nobilitare e a dare un senso al tuo lavoro.

Se gli eredi di Hitler e Mussolini beneficiassero dei diritti d’autore ogni qual volta i loro ingombranti avi o gli atti da loro compiuti in vita vengono citati, negli ultimi mesi sarebbero diventati miliardari. Qualsiasi cosa disturbi il politicamente corretto sedimentato negli anni e cominciato a mettere in crisi dall’accoppiata Brexit-Trump è immediatamente fascismo o nazismo: da notare che, gli stessi che appendono Mussolini al muro delle responsabilità storiche come il male assoluto, usano il fascismo quando devono andare di fioretto e il nazismo quando intendono usare il bazooka. Strane reazioni pavloviane. Anzi, c’è qualcosa di freudianamente irrisolto, temo. Ma, come vi dicevo, La7 ci sta regalando soddisfazioni. Stamattina a “Coffee break” era presente tra gli ospiti Corradino Mineo, senatore del Gruppo Misto ma, soprattutto, ex giornalista RAI, per la quale è stato per anni corrispondente a Parigi.

Argomento? Migranti e dintorni, ovviamente con un servizio dedicato all’ultimo confronto tv tra Marine Le Pen e Emmanuel Macron in vista del ballottaggio di domenica. E sapete cosa ha detto il democratico Mineo? “Macron ha sbagliato impostazione, ha trattato la Le Pen da pari. Un errore che né Mitterand, né Chirac avrebbero compiuto”. Capito, Marine Le Pen è, di fatto, una subumana per Mineo, una che non si può e non si deve trattare al pari degli altri. Perché? “Perché ha una scimmia sulla spalla”, ovvero il passato fascista e da legionario del padre e, soprattutto, il fatto di essere razzista, xenofobo e – rullo di tamburi – antisemita. Io non so se la Le Pen abbia una scimmia sulla spalla, so per certo che nella scatola cranica di gente come Mineo – la quale si riempie la bocca con parole come solidarietà e democrazia, diritti e uguaglianza – vivono le scimmie di mare, sapete quelle creature mitologiche che vendevano per corrispondenza sulla “Settimana enigmistica” negli anni Settanta?

Non c’è altra spiegazione, perché chiunque sia dotato di una sinapsi ancora funzionante dovrebbe esimersi da sparare cazzate simili, quantomeno perché sta dando – indirettamente – dei fascisti, xenofobi e antisemiti a oltre il 20% dei francesi (destinati, pare, a salire al oltre il 40% domenica). Bell’esempio di difesa della democrazia, siamo al concetto dei “pari” e della discriminazione ad personam benedetta dal rito laico dell’antifascismo. Non gli avessi pagato lo stipendio per anni con le mie tasse, mi verrebbe voglia di accarezzargli la testa come si fa con i labrador: dev’essere un inferno la condanna a vivere con certe idee inculcate in testa.

Ma siccome La7 è un’azienda privata che non mi chiede nulla e io detengo il potere supremo del telecomando, Urbano Cairo faccia il cazzo che vuole: gli piace avere la versione 2.0 della mitica TeleKabul di Sandro Curzi? Suo diritto. In attesa degli sproloqui che ci riserverà domenica sera la maratona elettorale di Enrico Mentana (in caso di vittoria, improbabile, di Marine Le Pen temo suicidi di massa in stile setta millenarista giapponese) lasciate che usi questo spazio per dirvi una cosa: mi sono rotto i coglioni. Basta, non ho più intenzione di sottostare alle regole non scritte di questa società di ipocriti e debosciati, una società dove ieri pomeriggio un centinaio di sfaccendati (a quell’ora, normalmente, a Milano si lavora) si è presentato in piazza della Scala, sotto Palazzo Marino, per protestare contro i “rastrellamenti” di stranieri, chiaro riferimento al blitz in Stazione Centrale di pochi giorni fa.

La scelta della location non è stata casuale, visto che proprio il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha criticato l’operato della Questura, dicendo di essere stato avvisato solo all’ultimo momento. Ora, al di là che se fossi il sindaco mi farei una domanda e mi darei una risposta al riguardo, cosa cazzo voleva fare? Gestire lui la piazza? Scegliere la disposizione dei blindati? Oppure, più facilmente, provare a fermare l’operazione? La quale, l’ho scritto chiaro, è stata una pagliacciata pubblicitaria, uno spot elettorale per il PD versione elettorale “law and order.

Ma l’eventuale niet del sindaco non sarebbe stata sul metodo, bensì sul merito: ovvero, chi ha lasciato Piazza Duca d’Aosta in quello stato fino a ieri non poteva che opporsi a un cambio di regime, per il semplice fatto che dalla bocca del sindaco – fino all’altro giorno – non è mai uscita una parola di priorità rispetto al degrado connesso all’immigrazione a Milano. Non a caso, gente che straparla di “rastrellamenti” solo per evocare un po’ di fascisteria (in questo periodo è come il vintage qualche anno fa, va alla grande) e non dover mettere insieme due concetti di senso compiuto, va in pellegrinaggio da lui, novello alfiere della resistenza meneghina all’ondata nera. Lui, manager da sempre e deus ex machina di quell’Expo che gli stessi denuncianti i rastrellamenti ritenevano un covo di interessi mafiosi: la coerenza al potere.

E da un sindaco all’altro, ecco la geniale intuizione di quello di Torino, la grillina Chiara Appendino:

il semaforo gay, sbarcato da poco nella prima circoscrizione del capoluogo piemontese. E come ha motivato la sua scelta, la pima cittadina sabauda? “Torino è da sempre una città gay-friendly e quindi abbiamo deciso di incentivare l’arrivo di questi turisti”. Ora, qui andiamo oltre al suprematismo ideologico di Corradino Mineo e delle scimmie di mare che ne guidano il pensiero, qui siamo alla circonvenzione di presunto incapace. La Appendino, infatti, vuole incentivare il turismo LGBT non migliorando i servizi cittadini, facendo ospitare mostre e spettacoli teatrali, offrendo il meglio delle recettività ma trattando i gay come dei bambini coglioni che decidono di visitare una città invece che un’altra per il fatto che ci siano i semafori con gli omini delle stesso sesso. Cazzo sono, dei primati? Dei bimbi idioti a cui bisogna mostrare la caramella per ottenerne l’attenzione?

Pur di volersi dimostrare più realisti del Re, in questa delirante corsa verso il ridicolo del politicamente corretto declinato in base a come e con chi preferisci scopare, scivolano nel pecoreccio, in un progressismo provinciale e caricaturale. Per una semplice ragione: stiamo diventando dei WWF in servizio permanente ed effettivo, abbiamo l’ossessione dei diritti e dell’inclusione a tal punto da mandare in Parlamento, per tenere alti questi valori, gente come Corradino Mineo che non ritiene Marine Le Pen una “pari” con la razza umana. Difendono clandestini e travestiti ma hanno schifo dell’operaio che voterà Front National, questa è oggi la sinistra e, purtroppo, sta al potere. Non tanto nei palazzi, quelli contano relativamente poco, come ci ha dimostrato il blitz di George Soros a Palazzo Chigi per dettare l’agenda ma nella comunicazione e nei media, il vero veleno del nostro secolo. Guardate questa fotografia,

è diventata virale su Facebook in questi giorni: ci mostra il confronto tra un militante nazionalista e una boy-scout a Brno, nella Repubblica Ceca, durante una marcia dell’estrema destra. Ora, appare abbastanza elementare cosa susciti in chi la guarda, se vogliamo restare nel campo delle scimmie di mare di Corradino Mineo e dei semafori busoni dell’Appendino: da una parte una bella bambina, pulita, educata e sicuramente piena di buoni sentimenti instillatigli anche dalla militanza scout. Dall’altra un energumeno dalla testa rasata, tutto vestito di nero, occhiali da sole che intimoriscono e mimica aggressiva: insomma, a Vladimir Cicmanec, il fotografo che l’ha scattata, piace vincere facile. Un po’ come chiedere se si preferisce la foto di un tiramisù o di una deiezione canina sul marciapiede: capite da soli che, anche in questo caso, siamo alla circonvenzione di incapace.

E dico questo perché la foto non ottiene tanti like e share perché la gente ne condivide il contenuto profondo ma solo per due ragioni, visto che nessuno sa quali argomentazioni stia adducendo il nazionalista nella sua discussione con la scout. Primo, la contrapposizione bene-male giocata in chiave estetica, tipico profilo della moderna discriminazione onanistico-sessuofila al potere. Secondo, Facebook la fa volontariamente diventare virale, spingendone la pubblicazione e la diffusione: qui non parliamo dei dischi dei Led Zeppelin con i messaggi subliminali e demoniaci se suonati al contrario, qui siamo proprio all’ipnosi collettiva del buonismo, siamo al degrado di una civiltà sull’altare del protezionismo dei capriccio, del piagnisteo, dello scandalo come atto di legittimazione, del gender come nuova religione laica.

E il giochino a quanto pare rende bene, perché un mese fa sui social era virale quest’altra foto,

scattata durante una marcia del movimento nazionalista English Defence League (EDL) a Birmingham, il cui schema istintuale di comunicazione manipolatoria è lo stesso: da un lato l’estremista di destra scalmanato e violento, dall’altro il sorriso beffardo e umanamente superiore della ragazza di origine pachistane che lo affronta. Siamo alle scimmie di mare al cubo, è uno schema, roba da “cura Ludovico”: ti tempesto ovunque ti trovi, attraverso qualsiasi mezzo, di melassa buonista da poco ma efficace, un metadone la cui qualità scadente viene sopperita dal dolce sapore della condivisione, della convinzione di essere dalla parte dei giusti, dal piacere socialmente eccitante di essere inclusivo, pacifico, aperto, accogliente, antifascista e democratico. Quindi, accettato.

Tanto democratico da stare dalla parte della scout, della ragazza pachistana e, persino, del razzista più razzista di tutti: proprio quel Corradino Mineo, archetipo di chi, in nome dei supremi valori di democrazia e tolleranza, si rivela e propone ricette anti-democratiche e intolleranti come vaccini immunizzanti dal nuovo fascismo. E cosa significa per lor signori, fascismo? Non voler subire un’invasione, potersi difendere in casa propria, chiedere legge e ordine nelle strade delle proprie città, sicurezza come valore e diritto primario, ribellarsi alla dittatura del politicamente corretto: insomma, essere delle persone normali. Magari un po’ conservatrici, financo di destra ma sicuramente degne di stare “da pari” all’interno del genere umano. Altrimenti, se il mondo che verrà e che volete è quello che festeggia il cambio di sesso di un trans come massima espressione di democrazia e progresso, non lamentatevi della Le Pen applaudita tra gli operai della Whirlpool ad Amiens. Perché sarà solo l’inizio.

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