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Ecco cosa capita quando l’eredità non va ai congiunti

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Il generoso lascito testamentario disposto

dall’ex fondatore e patron dei supermercati Esselunga, Bernardo Caprotti, a favore di Germana Chiodi, entrata nel gruppo poco più che maggiorenne come commessa e salita via via di grado e di funzione fino a diventare il vero snodo della direzione di Esselunga, fungendo anche da assistente per la seconda moglie di Caprotti, Giuliana, e la figlia Marina, poi divenute eredi del 70% di Supermarket Italiani (holding capogruppo di Esselunga) e del 55% di Villata (immobiliare cui fanno capo uffici, magazzini e supermercati, ha scatenato una scia di commenti, alcuni anche piuttosto velenosetti, perché sì sa, l’invidia è una brezza gentile in grado di trasformarsi in un tornado in poco tempo.

Ma quello di Caprotti non è il solo caso di un testamento che ha beneficiato soggetti estranei all’asse ereditario familiare. Nella maggior parte dei casi, da secoli, il principale beneficiario di questi gesti di generosità “post mortem” sono associazioni benefiche ed enti senza fine di lucro, come capitato nell’agosto del 2013 al Patriarcato di Venezia, cui Anna Maria Chiap lasciò in eredità 16 fabbricati e 56 terreni tra Caneva, Sacile, Padova e Volta Mantovana, del valore stimato in 25-30 milioni di euro, più 10 milioni in contanti.

Anche in questo caso le polemiche non sono mancate, tanto più che Anna Maria Chiap nel testamento aveva posto dei vincoli specifici: mantenere unita e di non vendere la proprietà in Caneva, coltivare i terreni e di manutenere i fabbricati, riservando il patrimonio ai poveri.

A tre anni di distanza il sindaco di Caneva, denunciando lo stato di abbandono di villa Chiaradia-Chiap, destinata a divenire un futuro centro per studi agrari, ha proposto una gestione “a quattro mani” al Patriarcato che da parte sua rimarca come non sia in grado vendere le case, né di affittarle o abbatterle e di aver pagato oltre 100mila euro per sgomberare gli immobili dai rifiuti tossici, oltre a istituire una borsa di studio intitolata alla stesa Anna Maria Chiap presso l’Università Ca’ Foscari.

Molto più tortuosa è stata la vicenda legata all’eredità di Giovanni Agnelli: la figlia Margherita provò a impugnare l’accordo firmato nel 2004 (un anno dopo la morte dell’Avvocato) in base al quale ricevette circa 110 milioni di euro in contanti più immobili, arredi, opere d’arte e altri beni per un valore complessivo di 1,166 miliardi di euro.

Margherita ha sempre detto di stata vittima di un complotto organizzato dai legali dell’Avvocato (Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Sigrifid Maron) per escluderla dalle attività del gruppo privilegiando il figlio John Elkann e nascondendole la presenza di un “tesoro” accumulato e nascosto all’estero dal padre, che secondo Margherita sarebbe ammontato ad almeno altri 1,4 miliardi di euro.

La mancata collaborazione delle autorità di Svizzera e Lichtenstein ha però impedito alle indagini di giungere a una conclusione certa, nonostante i Pm Gaetano Ruta ed Eugenio Fusco avessero ritrovato alcune società offshore riconducibili a Gianni Agnelli non censite nell’ambito dell’eredità. La vicenda si è poi chiusa in Cassazione nel giugno 2015 con la sconfitta di Margherita nella causa intentata oltre che contro i tre legali anche contro la madre, Marella Caracciolo.

L’ha presa decisamente meglio Sandro Bernardini, nipote ed esecutore testamentario di Renato Giuliani, imprenditore meccanico di Varese scomparso nel gennaio scorso che ha disposto di donare il proprio patrimonio (circa 7 milioni di euro) a una decina di associazioni di volontariato e ricerca della sua città: “é stata una scelta meditata e condivisa con le persone vicine, anche per questo noi parenti ne condividiamo lo spirito e lo riteniamo un gesto di assoluta grandezza” ebbe a dire Bernardini in una intervista al Corriere della Sera alcuni mesi or sono.

All’opera Padre Marella e ai frati predicatori che abitano il convento del Centro San Domenico, a Bologna, sono invece andati 70 milioni di patrimonio lasciati da Gino Stefanelli, imprenditore bolognese scomparso lo scorso 3 ottobre. In particolare i terreni agricoli, i fabbricati civili e agricoli e quanto posseduto da Stefanelli nei Comuni di Monterenzio e di a Conselice oltra ai cespiti di una serie di affitti tra società telefoniche e società che si occupano della produzione di energia elettrica attraverso le pale eoliche sono andati all’opera Padre Marella, mentre le ulteriori proprietà immobiliari raccolte nella Colombo Immobiliare sono state lascaite ai frati domenicani.

Anche nel caso dell’eredità Stefanelli, come nel caso dell’eredità Chiap, gli eredi sono vincolati a precisi doveri e vincoli sulla disponibilità degli immobili: c’è da sperare che non sorgano gli stessi problemi. Più simile alla vicenda Caprotti, infine, quella dell’eredità Mariani: Enzo Mariani, facoltoso commerciante in oro di Pesaro, morto nel 2014 scapolo e senza figli, ha nominato proprio erede universale “il signor Mohamed, in ragione dell’assistenza dimostrata da Mohamed nei confronti del sottoscritto in occasione della malattia”.

Mohamed Elsayed fino a quel momento era un ragazzo di origine egiziane, ma in Italia da oltre 10 anni (tanto da parlare perfettamente l’Italiano e aver anche preso la cittadinanza), che di mestiere faceva il fruttivendolo. A Mohamed sono toccati tra l’altro Bot emessi nel 1991 del valore nominale complessivo di 275 milioni di lire ed altri beni per un valore di circa due milioni di euro.

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